Buona notizia! La Dust To Digital di Atlanta, Georgia, ha avviato la pubblicazione di una serie di una quarantina di album, composti da registrazioni sul campo realizzate dall’etnomusicologo David Evans.
Alcuni di questi titoli erano stati già compilati, decenni orsono, ma mai pubblicati. Il formato in digitale rende più facile l’ascolto e la lettura del materiale, cosa che dovrebbe soddisfare gli appassionati.
Gli album in download digitale comprendo un file PDF con un ricco apparato di note, immagini illustrative e superbe fotografie in bianco e nero. P
ied Piper Of New Orleans è dedicatoa Jewell Babe Stovall (1907-1974) e contiene quattro session registrate in Louisiana tra il gennaio e l’agosto del 1966, 17 brani in totale. New Orleans, Louisiana, 26 gennaio 1966, Babe Stovall (voc, chitarra), Marc Ryan, chitarra (6-8) ; Franklinton, Louisiana, 27 gennaio 1966, Babe Stovall, (voc,c) (9, 10, 16), Roosevelt Holts (voc, c) (11) ; Clifton, Louisiana, 27 gennaio 1966 Babe Stovall, (voc, c), Herb Quinn (violino) ; New Orleans, Louisiana, 14 agosto 1966. Babe Stovall, (voc; c), O. D. Jones, (voc) (13) et chitarra (13, 14), Dink Brister (mandolino) (15).
Jewell “Babe” Stovall era nato a Tylertown, nella parte meridionale del Mississippi, nel 1907, qui ha imparato molte canzoni da Tommy Johnson, la cui influenza si ritrova nel suo canto.
La voce di Stovall era infatti ruvida e graffiante ed inoltre era uno dei rari artisti di blues acustico ad aver fatto di New Orleans il suo feudo dopo la Seconda Guerra. Era infatti divenuto una figura nota nella schena folk bohemienne di New Orleans negli anni Sessanta e Settanta, suonando per strada ma anche al Dream Castle, celebre bar ristorante situato su Frenchmen Street.
La forma musicale predominante, durante la giovinezza di Babe Stovall, era quella delle string band, generalmente suonata con una o due chitarre, violino, mandolino e contrabbasso e popolare sia tra i neri che tra i bianchi. Quanto al blues, il suo influsso si è fatto via via più importante nelle musiche del Sud, dagli anni Venti in poi. Poco a poco, il repertorio di Babe è arrivato a maturità, includendo un insieme di blues, canzoni ragtime, temi popolari sia per i neri che per i bianchi, senza dimenticare una buona dose di brani della tradizione religiosa pentecostale.
E questa diversità stilistica la ritroviamo in quest’album, comprendente registrazioni effettuate da Evans con Marc Ryan e Marina Bokelman. I blues sono tratti dalla tradizione orale, quali “Married Woman Blues”, “Three Women Blues” e “Big Road Blues”, scritta dal celebre Tommy Johnson, che aveva sposato una donna dell’area di Tylertown e aveva vissuto con lei da quelle parti per un periodo alla fine degli anni Venti.
Altri blues li aveva imparati dai “race records” popolari negli anni Venti/Trenta/Quaranta. Troviamo quindi un pot-pourri che include “Prisoner Bound” (Leroy Carr 1928), “Big Leg Woman” (Johnnie Temple 1938), “Kansas City Blues” (Jim Jackson 1928) e ancora “How Long Blues” (Leroy Carr 1928), “One Dime Blues” (Blind Lemon Jefferson 1927) e “Coal Black Mare” (Arthur Big Boy Crudup 1941).
Stovall le suona con freschezza, come del resto ha fatto con tutte le sue canzoni, con uno stile disadorno alla chitarra. I pezzi ragtime e a connotazione sociale derivano tutti dalla tradizione orale, quali “Boll Weevil”, “Candy Man” la sua canzone feticcio e “Salty Dog”, quest’ultima dal testo salace.
Infine, ci sono gli spiritual, “Precious Lord Take My Hand”, “Do Lord Remember Me”, “When The Saints Go Marching In” e “The Ship Is At The Landing”, un altro dei pezzi preferiti dal pubblico.
Benché alcune registrazioni di questa serie siano apparse in passato in vinile o CD, oggi in gran parte fuori catalogo, per la maggior parte si tratta di materiale rimasto inedito. Il download comprende un PDF dettagliato di ventidue pagine, con un testo erudito di Marc Ryan, ex collaboratore di Stovall e coproduttore di questo progetto, che ha rimasterizzato appositamente.
Con questa serie di field recordings, il prossimo dovrebbe essere dedicato a Roosevelt Holts, David Evans da un grande contributo, col suo lavoro di etnomusicologo, a documentare il blues afroamericano degli anni Sessanta e riporta alla luce dei veri gioielli dai suoi archivi personali. Essenziale.
Philippe Prétet
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